educazione

Le religioni e le risposte al bisogno umano di senso

di Sebastiano Crestani, Studioso e storico delle religioni

Noi umani, per quanto ne sappiamo, siamo gli unici esseri viventi ad essere dotati di una auto-consapevolezza. Certo, siamo anche noi guidati in larga parte dagli istinti, come gli altri animali. Ma il nostro essere dotati di ragione, elemento che ci caratterizza e ci distingue dagli altri esseri viventi, ci consente di formulare pensieri astratti, di pensare al futuro e non solo al contingente, di porci quindi delle domande che riguardano in primo luogo noi stessi e il nostro esserci nel mondo. Fin dalla nostra origine, più di 100 mila anni fa, ci siamo ritrovati ad avere a che fare con una realtà della quale non conosciamo nulla a priori, e siamo quindi da sempre stati portati ad utilizzare la nostra ragione per comprenderla. Abbiamo cioè sempre cercato di capire perché veniamo alla luce, perché cresciamo, gioiamo, soffriamo, perché dobbiamo nutrirci, dissetarci, dormire, faticare. E, ovviamente, perché alla fine dobbiamo morire. Abbiamo anche provato a capire il mondo in cui ci ritroviamo a vivere, chiedendoci il perché del fuoco, della pioggia, dei terremoti, dei pianeti e delle stelle. Abbiamo insomma cercato di togliere tutto ciò che ci circonda e che ci riguarda dal dominio del caso e di inserirlo invece in un orizzonte di senso. Per fare questo, come specie umana abbiamo da sempre messo in atto precise strategie, che in primis riguardano l’esigenza di creare ordine. L’ordine è senso, mentre il disordine è non-senso, è non-controllo, è qualcosa su cui è necessario intervenire. Se è vero che il nostro cervello è programmato per ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo, ne consegue che, per esigenze di economia mentale, sentiamo la necessità di catalogare, di dare un nome alle cose, di disporle nel giusto ordine e in una griglia di pensiero a noi accessibile. Nella sua opera Il pensiero selvaggio (1962), Lévy-Strauss arriva ad affermare che l’esigenza di ordine è alla base di ogni pensiero. L’ordine che l’essere umano è da sempre andato a costruire è di natura sia spaziale che temporale. Infatti, da questa esigenza sono nati i confini, i punti cardinali, le coordinate geografiche, i calendari con anni, mesi e date che hanno lo scopo di scandire il flusso infinito del tempo e di sottrarlo, assieme allo spazio, al caos per renderlo controllabile, trasformandolo cioè in cosmos, in ordine. Le religioni non sono altro che il frutto di tutto questo: sono sistemi che l’uomo ha elaborato nel corso dei millenni per rispondere alla sua esigenza di senso e di ordine, anche e soprattutto nell’ambito a lui più vicino, quello dei rapporti con gli altri uomini. Per dirla col sociologo Enzo Pace, “la religione […] è il tentativo più ambizioso di mettere ordine nella società, dal momento che pretende di definire tutte le piegature dell’esistenza umana e i legami sociali a partire da un principio unitario sovra-ordinato” (2016). Ne consegue che ogni religione, in ogni tempo e in ogni luogo, dà legittimamente la sua risposta “personale” alle grandi domande dell’uomo, risposta che è funzionale alle esigenze della società nella quale essa è emersa. In base al contesto storico in cui certe idee si sviluppano, la visione “religiosa” del mondo cambia, perché cambiano le esigenze di quella società. Ecco che allora nascono, si sviluppano e si modificano i diversi luoghi e spazi sacri, i riti e coloro che li operano (sacerdoti, stregoni, sciamani), le feste, i miti. Tutto ha la funzione di rendere la realtà circostante in qualche modo controllabile e comprensibile alla mente umana.Ogni cultura in ogni tempo e in ogni regione del mondo ha elaborato il proprio sistema mitologico, rituale e temporale, rispondendo di volta in volta a precise esigenze. Allo stesso modo, nel corso della storia, si è cercato di vedere nella realtà l’azione di entità di volta in volta diverse: spiriti della natura, divinità molteplici, un dio unico, delle leggi universali. Sia chiaro: ciò non significa necessariamente che non esista un Dio, o un principio creatore, o una legge cosmica, e che questi siano una pura invenzione umana. Si tratta invece di capire che le religioni, in quanto frutto di elaborazioni che prendono il via dal bisogno umano di senso, sono da intendersi per forza di cose come prodotti umani, e, in quanto tali, sono imperfette, mutevoli, spesso ostili al diverso e al suo sistema di interpretare la realtà. Ma sono anche capaci di produrre straordinarie intuizioni, di creare sistemi di pensiero ed etici che stanno alla base di intere civiltà; sono in grado di trascendere i limiti dell’individuo e di osservare la realtà da una prospettiva più alta, aperta, finalizzata alla pace tra i popoli e al benessere delle persone. Nella nostra società attuale, plurale, multietnica e multiculturale, conoscere e comprendere le religioni altrui è un passo verso il rispetto reciproco e l’individuazione di valori comuni, in un dialogo che non può che essere arricchente per tutti coloro che decidono di mettersi in gioco.

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